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La soggettività è il fattore che determina il successo di un ciclo allenante.

Tutti noi quando entriamo in un centro fitness o iniziamo ad allenarci ci poniamo un determinato obiettivo.

Ognuno di noi ha bisogno di un allenamento specifico che nasce da una valutazione precisa di ciò che si è e quello che si vuol ottenere.
Quello che si è lo definiamo come il punto A, quello che desideriamo ottenere come il punto Z; le altre lettere dell’alfabeto identificano i vari metodi di allenamento a disposizione del tecnico.
Quando si entra in una palestra di solito viene compilata una scheda che, secondo la norma, “porterà” al risultato che abbiamo ipotizzato all’istruttore.
Nella maggior parte dei casi, questa scheda è uno standard, ottimizzato per la propria preparazione, che non tiene conto minimamente della risposta soggettiva di ciascun individuo.
Questo non vuole essere un affronto all’istruttore, che comunque compie il suo dovere (è impossibile per lui essere onnipresente e minuzioso con tutti), ma una critica costruttiva al sistema:

E’ impossibile formulare un protocollo di lavoro iniziale senza aver eseguito un’accurata anamnesi.

 

Valutazione posturale, esame antropometrico, aspetti psicologici, Vo2max, massa grassa, traumi pregressi ed attuali, abitudini alimentari ecc., senza queste preziose informazioni si rischia non solo di non raggiungere il punto Z ma anche di peggiorare le cose.

Fortunatamente la politica dei centri fitness comincia a cambiare in questo senso. Alcuni, saggiamente, vendono al cliente solo l’ingresso nella struttura; se l’utente vuole può avvalersi di un Personal Trainer che opera come professionista nel centro, questo avverrà ad un costo che egli stabilirà con il proprio Personal T. Questa politica potrebbe sembrare disastrosa per il cliente ma non lo è. Il personal trainer, in quanto tale, seguirà il suo assistito meticolosamente e quando compilerà la strategia K per ottenere Z essa potrà chiamarsi: scheda elaborata sulla reale soggettività del cliente.
A questo punto solo un errore o un eccessivo ottimismo nei confronti di obiettivi improbabili devierebbe dal risultato finale.
La soggettività è un concetto complesso. A volte, dopo un’anamnesi, che indica il percorso F, ci rendiamo conto che i risultati non si manifestano minimamente accorgendoci poi che il percorso giusto era G; in questi casi (molto rari se l’anamnesi è stata eseguita correttamente) è l’esperienza a guidare la mano del Personal T.

Le probabilità di arrivare al punto Z crescono proporzionalmente con la qualità dell’anamnesi e della bravura del Personal T. Il cliente che comprende la differenza tra improvvisazione e progettazione è soddisfatto, gli introiti del centro fitness aumentano. Si fidelizza così il cliente che forse spenderà qualcosa in più per ottenere tanto in cambio (il gioco vale la candela).

Il fallimento (sia per il centro fitness che per il cliente) è pagare la mensilità e non ottenere quello che si desidera o peggio ancora mollare buttando via motivazione e denaro.

3 regole per non sbagliare:

Scegli un centro fitness che può offrirti l’accesso mese per mese e non anno per anno.

Scegli un personal trainer con la stessa cura con cui sceglieresti un medico specialista.

Una volta iniziato il percorso non mollare; tutti i risultati che contano richiedono comunque sacrifici.

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Staff myspecialtrainer.com

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