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Sindrome da overtraining

overtrainingLa sindrome da sovrallenamento è una condizione provocata da uno squilibrio tra le fasi di allenamento e recupero, tale da comportare una cronica disfunzione del sistema neuro endocrino a livello ipotalamico. E’ provocata da un allenamento troppo prolungato ed intenso o da competizioni particolarmente lunghe e stressanti ed è caratterizzata da una riduzione della perfomance sportiva, da un quadro sintomatologico complesso e da un recupero dell’atleta che può richiedere da settimane a mesi.

Spesso si è portati a confondere questa vera e propria patologia sportiva con una condizione decisamente meno gravi, il solo affaticamento overtraining, che consiste in un accumulo di stress, caratterizzato da una breve riduzione delle prestazioni, una sintomatologia meno eclatante rispetto all’overtraining e un recupero più breve, che può richiedere da qualche giorno a settimane.

In condizioni fisiologiche di allenamento effettuato a intensità adeguata, si determinano alterazioni micro strutturali del muscolo e modificazioni bio-chimiche ormonali reversibili (fase catabolica o di spesa) e s’innesca uno stimolo per la sintesi delle proteine cellulari, che rimodellano le strutture muscolari danneggiate (fase anabolica o di acquisto). Tutto ciò rappresenta in sostanza il “carico interno” dell’allenamento, che viene dunque determinato dallo svolgimento di un lavoro muscolare, cioè il “carico esterno”.

Ad ogni carico esterno, portato, corrisponde un determinato carico interno inteso come gli insiemi degli adattamenti provocati nell’organismo.  La super compensazione (termine che indica la conseguenza finale di questi adattamenti fisiologici) è indice di crescita e di buona risposta muscolare e rappresenta l’obiettivo dell’allenamento. L‘allenamento ottimale deriva quindi dalla giusta modulazione di tre fattori, cioè intensità, volume di carico e tempo di recupero (quest’ultimo elemento risulta fondamentale per non andare pericolosamente oltre la super compensazione).

Il rischio di overtraining aumenta in funzione dell’intensità dell’allenamento e della sua durata, ma è soprattutto in relazione con i periodi di recupero programmati. L’overtraining è infatti, una conseguenza patologica della messa in opera dei principi sui quali si basa l’allenamento: principio del sovraccarico (forza e resistenza  di un muscolo si accrescono solo se le strutture interessate vengono sottoposte a carichi superiori a quelli normalmente incontrati; i migliori risultati di allenamento si ottengo quando un muscolo si esercita a limiti massimi della sua forza e della sua resistenza) e principio della progressione ( solo se vi è una regolare crescita del carico di lavoro si determina un miglioramento di efficienza).

L’ esercizio effettuato a livelli che eccedono il limite attuale del soggetto comporta una fase catabolica, con diminuita tolleranza allo sforzo e modificazioni biochimiche e ormonali reversibili, cui segue una fase anabolica durante la quale lo stimolo allenante raggiunge il massimo della sua efficacia ( effetto super compensante).

La sindrome da overtraining è il risultato di una risposta inadeguata a uno stress che eccede le capacità di adattamento e che si esprime con uno squilibrio neuro –ormonale a livello ipotalamico. La risposta a un forte stress è, infatti, mediata principalmente da due meccanismi; da un lato, l’attivazione del sistema nervoso simpatico e dalla midollare dei surreni, con liberazione di catecolamine (adrenalina, noradrenalina) e, dall’ altro, l’attivazione del sistema endocrinico e in particolare della corticale dei surreni, con conseguente liberazione di corticosteroidi.

Il cortisolo, prodotto dal nostro organismo in seguito a un forte stress psicofisico, ha una duplice funzione: attiva i recettori degli  adipociti e aumenta la lipoprotein-lipasi nella adipocita stesso, influenzando notevolmente la sintesi e il deposito (soprattutto addominale e viscerale) degli acidi grassi (azione diretta) e aumenta la gluconeogenesi, che provoca iperglicemia e iperinsulinemia (e di conseguenza accumulo di grasso, prevalentemente mediante la distruzione di tessuto muscolare, per azione diretta).

Il cortisolo e il principale ormone responsabile della degradazione proteica e, quindi, per ottenere progressi tangibili nell’ingrossamento dei muscoli e nell’ aumento della forza, è indispensabile che i livelli di tale ormone nell’ organismo non si alzino esageratamente.

Nel soggetto allenato, ACTH e cortisolo sono tendenzialmente aumentati,mentre le catecolamine, l’insulina, il testosterone, le gonadotropine e gli ormoni tiroidei sono generalmente diminuiti.

Per contro, nel overtraining è dimostrata  una diminuzione della densità dei  β-andrenorecettori (sensibili alle catecolamine) e il feedback ormonale è alterato, al punto da compromettere il recupero della situazione fisiologica.

Sembra che la persistenza della sintomatologia dell’overtraining  (senso di stanchezza e diminuzione della prestazione) sia dovuta a una inibizione dei segnali catabolici sugli organi bersaglio e sopratutto alla diminuzione dell’eccitabilità cellulare(in generale) e neuro muscolare (in particolare).

Il sospetto diagnostico nasce sulla base di un calo persistente della prestazione, anche se la diagnosi di overtraining  è in genere clinica e centrata sul rilevamento dei segni del disordine ormonale.

Gli studi condotti per identificare marker in grado di segnalare precocemente l’instaurarsi della sindrome da overtraining  sono numerosi e spesso contrastanti (la riduzione significativa della glutamina; l’eccitabilità neuro- muscolare, che si deteriora notevolmente  nelle prime fasi dell’ overtraining; la riduzione delle catecolamine urinarie,  già 2-4 settimane prima della comparsa dei sintomi  di overtraining).

Una diagnosi precoce della sindrome da overtraining è molto difficile e l’ unica terapia nota consiste nel riposo funzionale.

Questa cura, tuttavia, è  spesso vista dall’atleta più come una condanna che non una necessità inevitabile.

Sotto il profilo preventivo non si può prescindere da una stretta collaborazione tra il preparatore  atletico, lo specialista in medicina dello sport e l’atleta, da una appropriata modulazione dei rapporti  tra volume, intensità dell’ allenamento e tempo di recupero (personalizzazione  dell’ allenamento). Da una periodica valutazione clinico funzionale dello stato psicofisico dell’atleta e dell’ effettuazione di specifici  test volti a valutare la prestazione dell’ atleta.

Staff myspecialtrainer.com

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