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Abbiamo già trattato l’insulina, il GH, l’adrenalina e noradrenalina, ora esaminiamo il glucagone, il cortisolo e le conclusioni sugli effetti dell’esercizio fisico su insulina e ormoni contro regolatori.

Il glucagone è un ormone polipeptidico, di 3.5 kDa, secreto dalle cellule alfa del pancreas. L’azione del glucagone si esplica in maniera diametralmente opposta a quella dell’insulina: è infatti un ormone iperglicemizzante. Le cellule alfa del pancreas producono glucagone in seguito a bassi livelli di glucosio circolante (< di 5 mM).

Sia la sintesi che il rilascio di glucagone sono controllati dai livelli di insulina circolanti. Sebbene ci sia una buona correlazione trai i livelli plasmatici di adrenalina e glucagone durante l’esercizio fisico, tuttavia la sua produzione sembra non essere deputata all’azione β-adrenergica. I tessuti bersaglio del glucagone sono il tessuto epatico, e il tessuto adiposo dove esso esplicai suoi effetti attraverso l’aumento del secondo messaggero cAMP.

Gli effetti del glucagone sulla regolazione del metabolismo intermedio di glicogeno e degli acidi grassi saranno analizzati tra breve (qualche rigo..). L’incremento plasmatico della concentrazione di glucagone è in relazione all’intensità e alla durata dell’esercizio fisico. In particolare la concentrazione di tale ormone varia poco nel corso di esercizi leggeri o moderata intensità mentre diventa importante nel corso di esercizi eseguiti ad alta intensità per brevi periodi o medio - intensi protratti nel tempo. Tale modifica va di pari passo alla diminuzione dei livelli di insulina e alla riduzione della concentrazione di glucosio plasmatico. Nei soggetti non allenati si ha un maggior incremento nella secrezione di glucagone rispetto a individui allenati, e ciò per l’adattamento indotto dall’esercizio fisico.


Il cortisolo è un ormone peptidico secreto dalla zona fascicolata della corticale del surrene, appartenente alla famiglia dei glicocorticoidi. La sua secrezione è regolata in tre differenti modi: secrezione pulsatile di ACTH (adrenocorticotropo) e cortisolo con ritmo circadiano regolata dall’assunzione di cibo; rilascio in seguito a stress fisico o psichico; regolazione feedback negativo dello stesso ormone sulla secrezione di ACTH. L’effetto dei glicocorticoidi, di cui di cui il cortisolo è il maggiore esponente, si esplica sul metabolismo intermedio, sui processi infiammatori, sul sistema immunitario e sull’integrità del tessuto muscolare. Dati sperimentali hanno evidenziato che i livelli di cortisolo plasmatici aumentano in circolo successivamente all’aumento della secrezione di ACTH, che avviene immediatamente dopo l’inizio dell’esercizio. Tale incremento è in relazione all’intensità e durata dell’esercizio. L’incremento è massimo negli esercizi eseguiti ad intensità crescente, è intermedio negli esercizi intensi di breve durata, è scarso per esercizi massimali. Il livello critico che provoca rilascio del cortisolo è >_60% Vo2Max. In atleti che si sottopongono ad allenamenti intensivi e ripetuti è stato osservato un incremento nella concentrazione plasmatica serale di cortisolo dovuta probabilmente ad un alterazione del ritmo circadiano del rilascio dell’ormone. Il cortisolo fa parte degli ormoni contro regolatori che intervengono contrastando l’azione dell’insulina nel mantenimento dell’omeostasi glicemica durante l’esercizio fisico. A livello muscolare la sua azione sull’adattamento metabolico si esplica principalmente sulle fibre glicolitiche a contrazione veloce (tipo II ) rispetto a quelle ossidative, a lenta contrazione (tipo I).
Un riallaccio all’esercizio fisico e all’adattamento metabolico che esercita sul muscolo scheletrico.


Il muscolo può utilizzare a scopo energetico differenti substrati quali: glucosio ematico, glucosio proveniente dall’idrolisi del glicogeno, acidi grassi, proteine e corpi chetonici. Il ricorso ai differenti substrati è regolato dall’intensità con cui viene eseguito l’esercizio e dalla durata dello stesso. L’esercizio fisico di tipo aerobico eseguito ad intensità pari o inferiore al 40% del Vo2Max e di lunga durata maggiore di 40 minuti, favorisce nel tessuto muscolare l’utilizzo di acidi grassi quale substrato energetico d’elezione; esso si associa all’aumento dell’attività enzimatica della succinico - deidrogenasi e della citrato-sintasi (enzimi del ciclo di Krebs) e a modificazione anche delle attività degli enzimi ossidativi mitocondriali. L’aumento nell’attività di tali enzimi coincide almeno per l’inizio del periodo di allenamento con l’aumento della capacità aerobica (Vo2Max) del soggetto e si riflette anche sull’incremento della soglia lattacida che comporta una maggiore resistenza alla fatica. Passando da un esercizio di bassa intensità ad uno di moderata intensità (40-60% del Vo2Max), il glucosio proveniente dal plasma e dalla glicogenolisi muscolare, insieme agli acidi grassi, fornisce il 100%dell’energia in pari quantità. Per esercizi condotti ad elevata intensità >70% del Vo2 max, l’ATP per sostenere la contrazione muscolare è ricavato dalla glicolisi anaerobica del glucosio proveniente dall’idrolisi del glicogeno muscolare. I fattori che determinano il ricorso a substrati energetici differenti sono molteplici, tra cui l’effetto della variazione del rapporto insulina/ormoni contro regolatori, che controlla l’attività degli enzimi regolatori del metabolismo del glicogeno, glucosio e acidi grassi.

Ora riassumiamo l’azione di tali ormoni.

Insulina.
L’incremento nella concentrazione plasmatica favorisce l’uptake di glucosio nei tessuti insulino dipendenti (muscolo scheletrico e adipociti). In particolare:
1)nel muscolo scheletrico favorisce la traslocazione in membrana del trasportatore del glucosio GLUT4.
2)Nell’epatocita e nel muscolo scheletrico attiva la glicogeno-sintasi favorendo l’accumulo di glucosio sotto forma di glicogeno.
3)Nell’epatocita attiva la glucochinasi convogliando il glucosio nella glicolisi per la produzione di glicerolo per la sintesi di trigliceridi.
4)Nell’adipocita l’insulina promuove l’utilizzo del glucosio nella via glicolitica con produzione di glicerolo e sintesi di trigliceridi: l’accumulo di trigliceridi è anche favorito dall’azione inibente dell’insulina sulla lipasi ormono-sensibile (defosforilazione).

 
Gli effetti del glucagone e degli altri ormoni contro regolatori sul metabolismo intermedio sono opposti a quelli dell’insulina e così riassunti:
1) Nell’epatocita antagonizza gli effetti dell’insulina: attiva la glicogeno – fosforilasi favorendo la glicogeno lisi; inibisce la glicolisi promuovendo l’idrolisi del fruttosio – 2,6- bisfosfato e inibendo la piruvicocinasi; attiva la gluconeogenesi, sia per effetto dell’aumento di fosfoenolpiruvato sia per effetto dell’inibizione della piruvicocinasi; inibisce la sintesi degli acidi grassi riducendo la concentrazione del piruvato e l’attività della acetil-CoA carbosillasi.
2) Nel tessuto adiposo, l’aumento del cAMP in seguito al legame del glucagone al suo recettore attiva mediante fosforilazione la lipasi ormono – sensibile favorendo l’idrolisi dei trigliceridi e il rilascio degli acidi grassi nel plasma.


Gli effetti delle catecolamine sul metabolismo di glicogeno e acidi grassi sono:
1)l’epatocita risponde all’adrenalina, promuovendo la la gluconeogenesi e attivando la glicogeno fosforilasi
2)Nel muscolo scheletrico l’adrenalina attiva la glicogeno-fosforilasi (glicogenolisi) sia direttamente che indirettamente favorendo il rilascio di Ca++ dal reticolo sarcoplasmatico.
3)Promuove il rilascio di glucagone dal pancreas.
4)Nell’adipocita attiva la lipasi ormono - sensibile.
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Staff myspecialtrainer.com

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